Piastrelle, sanitari, stoviglieria, refrattari e laterizi: sono 242 le imprese italiane attive in questi segmenti dell’industria ceramica. Nel 2025 il fatturato è stato pari a 7,49 miliardi di euro, di cui 5,34 miliardi realizzati con esportazioni.
In occasione dell’assemblea annuale che ha confermato per il secondo biennio il presidente Augusto Ciarrocchi e i vicepresidenti Vittorio Borelli, Luigi di Carlantonio, Giorgio Romani, Alberto Selmi e Graziano Verdi, Confindustria Ceramica ha presentato i consuntivi 2025 per tutti i settori dell’industria ceramica italiana - piastrelle e lastre, ceramica sanitaria, porcellana e stoviglieria, refrattari e laterizi. Un comparto composto da 242 imprese e 25.550 addetti diretti, con un fatturato di 7,49 miliardi di euro (-1% sul 2024) di cui 5,34 miliardi realizzati con esportazioni.
Nel complesso, la fotografia che emerge dai risultati attesta la resilienza di un comparto che si conferma tra le eccellenze della manifattura italiana, pur operando in un contesto estremamente sfidante sia sul fronte produttivo che di mercato. A pesare, i costi energetici e gli oneri ETS che si sommano al rallentamento della domanda su diversi mercati e ad una concorrenza internazionale sempre più agguerrita. Uno scenario in chiaroscuro che sta caratterizzando anche questo 2026.
Piastrelle e lastre: in recupero i volumi ma non i ricavi
Settore trainante dell’industria ceramica italiana (vale oltre l’80% del fatturato totale), il comparto delle piastrelle e lastre ceramiche ha visto confermata la storica progressiva concentrazione della struttura industriale: a fine 2025 le aziende produttrici di piastrelle in Italia erano 117 (5 in meno rispetto al 2024) con circa 200 stabilimenti; gli addetti diretti sono scesi a 17.676 (333 in meno rispetto all’anno precedente).
Il settore ha chiuso il 2025 in crescita per quanto riguarda i volumi prodotti - 390,9 milioni mq (+5,7% sul 2024) - e quelli venduti, saliti a 386,9 milioni mq (+2,3%). Le vendite hanno tenuto sia sul mercato italiano (85,2 milioni mq; +0,6%), sia sui mercati esteri (301,7 milioni mq; +2,8%). Tuttavia, come già l’anno prima, “i volumi sono stati difesi solo sacrificando i prezzi medi, in calo del 2,5% rispetto al 2024”, ha sottolineato il presidente Ciarrocchi. Il prezzo medio in Italia è sceso da 12,8 a 12,5 €/mq, quello all’esportazione è passato da 16,96 a 16,49 €/mq, confermandosi però il più alto tra tutti i maggiori paesi esportatori.
La flessione dei prezzi ha riguardato tutti i mercati di riferimento, dall’Unione Europea che ha assorbito oltre la metà dei volumi esportati, agli Stati Uniti. Tra gli esempi citati da Ciarrocchi, la Germania, dove le vendite sono cresciute del 3,6% in volume e del 2,6% in valore, e la Francia che ha segnato un calo dell’1,2% in quantità e del 4% in valore.
I ricavi totali del settore sono pertanto rimasti praticamente stabili a 6,04 miliardi di euro (-0,4%), di cui un miliardo generato sul mercato domestico (-1,8%) e 5 miliardi da esportazioni (-0,1%), pari all’82% delle vendite totali in valore. A questi vanno aggiunti i 906 milioni di euro (+0,2%) realizzati dalle 17 aziende controllate da gruppi ceramici italiani e attive con propri stabilimenti in Europa e Stati Uniti, che l’anno scorso hanno prodotto 75 milioni mq.
I primi mesi del 2026 non hanno mostrato alcuna inversione di tendenza, anzi. Il primo trimestre dell’anno ha registrato vendite in calo dello 0,5% in volume e del 2% in valore.
L’elemento decisamente più preoccupante per gli imprenditori del settore è la forte pressione sulle marginalità, determinata non solo dalla contrazione dei prezzi di vendita, ma anche e soprattutto dagli aumenti dell’energia e dei costi diretti per l’ETS che hanno drenato 70 milioni di euro l’anno.
La conseguenza è un freno agli investimenti, scesi l’anno scorso a 321 milioni di euro (-16%) dopo il già sensibile calo del 2024 (-19%).
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Gli altri comparti dell'industria ceramica
Circa il 20% dei ricavi totali dell’industria ceramica italiana è stato realizzato l’anno scorso dagli altri quattro comparti del settore.
Quello dei laterizi - 57 imprese e 3.000 addetti – ha prodotto e venduto 4 milioni di tonnellate di mattoni e tegole nel 2025 (-2%), realizzando un fatturato di 650 milioni di euro (-7%), principalmente sul mercato domestico.
L’industria produttrice di ceramica sanitaria, composta da 31 aziende prevalentemente concentrate nel distretto di Civita Castellana (Viterbo) e 2.659 addetti, ha prodotto l’anno scorso 3,1 milioni di pezzi (-2,6%); leggermente superiori le vendite, pari a 3,3 milioni di pezzi (-1,2%) che hanno generato ricavi per 415 milioni di euro (+0,2%), di cui il 40% sui mercati internazionali.
C’è poi l’industria dei materiali refrattari, 29 imprese e 1.539 addetti che hanno prodotto 270.200 tonnellate realizzando un fatturato di 325,8 milioni di euro (-6,4%), di cui il 53% da esportazioni.
Infine la stoviglieria in ceramica: 8 aziende e 676 dipendenti hanno prodotto l’anno scorso 9.570 tonnellate di stoviglie (-0,7%), realizzando un fatturato di 60 milioni di euro (+3,9%). Il mercato domestico ha rappresentato il 77% delle vendite in volume e il 62% dei ricavi.
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24/06/2026