I preconsuntivi 2025 resi noti da Confindustria Ceramica stimano la produzione italiana di piastrelle a 388 milioni mq (+5% sul 2024) e vendite totali a 386 milioni mq (+2%). Export in crescita, stabile il mercato domestico.
L’industria italiana produttrice di piastrelle ceramiche si lascia alle spalle un 2025 all’insegna del recupero. Dopo un biennio con volumi di produzione fermi sui 370 milioni di metri quadrati, i preconsuntivi diffusi a fine anno da Confindustria Ceramica indicano per il 2025 un incremento del 5% sul 2024, a circa 388 milioni mq.
Continua, seppur lentamente, anche la risalita sul fronte delle vendite totali, cresciute dai 378 milioni mq del 2024 (+2,5% sul 2023) a 386 milioni mq nel 2025 (+2% sul 2024). Stabili le vendite sul mercato italiano, intorno agli 85 milioni mq (+0,8%), più dinamiche le esportazioni, in crescita del 2,4% da 293 a circa 300 milioni mq, sebbene con andamenti eterogenei nei diversi mercati esteri.
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Photo courtesy of Cotto D'Este
L’andamento sui mercati esteri
In Europa, il recupero è stato più contenuto sui principali mercati UE, frenato dal rallentamento dell’economia e degli investimenti in edilizia soprattutto in Francia e Germania, mentre in Europa Orientale l’incremento delle vendite è stato più marcato.
In crescita le vendite anche in Medio Oriente, dove i mercati del Golfo restano uno sbocco importante per la ceramica made in Italy.
Negli Stati Uniti, terzo maggiore mercato estero per le piastrelle italiane, l’introduzione dei dazi ha condizionato l’andamento delle esportazioni nel corso dell’anno, con un primo semestre in forte crescita (per effetto dell’anticipazione degli acquisti dei clienti americani), e un secondo semestre che ha riassorbito il picco precedente. Qui, le aspettative dei produttori italiani sono ora riposte sul prossimo Coverings di Las Vegas in programma dal 30 marzo al 2 aprile.
Infine l’Africa, che si conferma un mercato target della ceramica italiana, ancora marginale ma in crescita anche nel 2025.
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Photo courtesy of Fincibec
Le sfide del settore sui tavoli UE
Costi energetici, sistema ETS, concorrenza internazionale aggressiva e spesso in dumping. Sono queste, oggi, le principali sfide dell’industria ceramica italiana segnalate dal Presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi e dal direttore Armando Cafiero a margine della presentazione dei risultati 2025. Sfide che chiamano in causa direttamente le istituzioni europee, dalle cui decisioni dipenderà la competitività futura del settore.
Sui tavoli di Bruxelles ci sono infatti due capitoli fondamentali: la revisione del sistema ETS sulle emissioni di CO2 e l’aggiornamento del BREF Ceramico, il documento europeo che definirà le Migliori Tecniche Disponibili che poi dovranno confluire all’interno delle autorizzazioni ambientali delle imprese.
Temi al centro anche degli European Ceramic Days organizzati da Cerame-Unie a inizio dicembre a Bruxelles, in concomitanza con il 31° European Policy Ceramic Forum (EPCF) presieduto dall’europarlamentare Elisabetta Gualmini. L’Italia, presente con un’ampia delegazione, ha ribadito non solo gli enormi sforzi fatti finora dall’industria ceramica per ridurre l’impatto ambientale, ma anche i rischi per la tenuta del settore qualora non si intervenga urgentemente per mitigare l’effetto combinato di target europei sulla decarbonizzazione troppo ambiziosi, aumento dei prezzi di energia e CO2, e concorrenza sleale da paesi terzi.
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Photo courtesy of Bardelli
Il Sistema ETS drena risorse essenziali agli investimenti
“Negli ultimi dieci anni – ha ricordato da Augusto Ciarrocchi - l’industria ceramica italiana ha investito oltre 4,3 miliardi nella transizione energetica, ma il sistema EU-ETS sta imponendo costi enormi a un settore che contribuisce solo allo 0,9% delle emissioni europee in ETS. Tra il 2021 ed il 2025 i produttori italiani hanno speso per l’ETS 130 milioni di euro l’anno, destinati ad aumentare a 180 milioni nel prossimo quinquennio per poi superare i 225 milioni l’anno dal 2031. Questo significa ridurre margini e investimenti e aumentare il rischio di delocalizzazione, mentre il mercato europeo dovrà affrontare una concorrenza internazionale sempre più pressante, talvolta sostenuta da pratiche di dumping o aiuti di Stato”, oltre che, paradossalmente, spesso priva di quelle regole ambientali, sociali e salariali che l’Europa vuole tutelare.
“In questo contesto – continua Ciarrocchi - se non è possibile sospendere l’ETS in vista del suo ridisegno, diventa urgente adottare quanto meno misure in gran parte già previste dalla normativa vigente”.
Le richieste dei produttori italiani ricalcano quelle condivise con i colleghi in ambito europeo, ossia:
• L’inserimento della ceramica nel CBAM, da riformare per garantire protezione dal carbon leakage e rimborso agli esportatori;
• Il rinvio della riduzione delle quote gratuite ETS, finché non ci saranno alternative tecnologiche;
• L’estensione delle compensazioni per i costi indiretti anche all’energia autoprodotta;
• La semplificazione dell’ETS per le PMI con soglie di opt-out più ampie;
• La correzione del meccanismo dei “Worst Performers” per evitare classificazioni distorte che penalizzano ingiustamente gli impianti a ciclo completo.
La revisione del BREF Ceramico
Per i vertici di Confindustria Ceramica, passi avanti positivi sono stati registrati invece nei lavori di revisione del BREF relativo alle Best Available Technologies.
“Nella bozza pubblicata a novembre dalla stessa Commissione UE ci sono dei progressi positivi – ha segnalato Armando Cafiero - frutto anche del lavoro svolto assieme al Ministero dell’Ambiente ed alla Regione Emilia-Romagna: diversi limiti emissivi sono stati riportati ad una ragionevolezza tecnica, alcuni parametri di prestazioni sono stati corretti e si sta finalmente adottando un approccio integrato alla riduzione delle emissioni. A febbraio è programmato il meeting finale a Siviglia, ma la vera sfida sarà nella fase applicativa per la quale contiamo di avere un dialogo corretto e costruttivo con la Regione Emilia-Romagna, in modo da poter semplificare gli adempimenti ripetitivi garantendo il livello elevato di protezione ambientale che già è attuato.”
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PUBBLICAZIONE
15/01/2026